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Chiesa ortodossa copta
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La mwdqChiesa ortodossa copta, o più comunemente mwdgChiesa copta, è una chiesa cristiana mwdwortodossa mweamiafisita (impropriamente detta mweqmonofisita, definizione non accettata né dai copti né dagli etiopi). Fa parte delle mwegChiese ortodosse orientali.

L'organo supremo di governo è il Santo Sinodo, che è presieduto dal mwfaPatriarca, che ha la residenza al Cairo. Il Patriarca di Alessandria si avvale del titolo di mwfqPapa copto dell'Egitto. Dopo più di quarant'anni di ministero di mwfgShenouda III, deceduto il 17 marzo 2012, oggi il Papa è mwfwTeodoro II, che si è insediato il 18 novembre 2012 al mwgaCairo.

Nel corso del mwggXVIII secolo una parte della chiesa copta è passata in mwgwcomunione con il mwhaPapa di mwhqRoma, ed oggi sussiste sotto il nome di mwhgChiesa cattolica copta.

Contents

Storia
Note

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Aspetti generali

Liturgia

La lingua liturgica è il mwiwcopto. La mwjacelebrazione eucaristica è simile a mwjqquella occidentale, ma le due liturgie si sono evolute differentemente in alcune sezioni, per influenza degli altri riti orientali.

Diffusione

La Chiesa copta è erede del millenario mwkamonachesimo egiziano, di cui mantiene ancora le antiche istituzioni monastiche, ed è sede di istituzioni teologiche e accademiche, con una presenza diffusa in una diaspora a livello mondiale. Il censimento del mwkq1986 dichiara 3.300.000 copti, ossia l'8% degli egiziani. Il PEW Research Center nel 2011 ha citato un sondaggio condotto su 16mwkg 000 donne egiziane, tra le quali il 5% si è dichiarata cristiana, ma evidenzia la possibilità che il dato sia in realtà una sottostima a causa delle discriminazioni e degli attentati di cui è vittima la comunitàcite-ref-2[2]. Per la mwlwSanta Sede i copti costituirebbero fra il 6 e l'8% della popolazionecite-ref-3[3], mentre altre fonti quantificano nel 10% la presenza copta in Egittocite-ref-4[4].

Cristologia

La mwogconcezione di Cristo della Chiesa copta si distingue da quella dei mwownestoriani e dei mwpamonofisiti veri e propri. Ancora oggi i copti amano definirsi "mwpqmiafisiti", in quanto professano l'unità del Cristo secondo la formula proclamata dal patriarca mwpgCirillo di Alessandria (370 ca - 444): «un'unica natura del Dio Logos incarnata» (mwpwmia physis tou Theou logou sesarkomenee). Per i copti, la divinità di Cristo e la sua umanità dimorano in lui in un'unità perfetta formando una natura unita, un'essenza, una sostanza ed un'esistenza indissolubile. Questo è ciò che la Chiesa Copta ha sempre ritenuto di affermare, sia in passato che oggi.

La dottrina di San Cirillo venne approvata al mwqqconcilio di Efeso (431), il terzo della cristianità. Nella professione di fede si affermò "l'unione perfetta della divinità e dell'umanità di Cristo". Al successivo mwqgConcilio di Calcedonia (quarto concilio ecumenico, 451) fu adottata la mwqwDefinizione delle "due nature in Cristo". La Chiesa copta la rigettò per i seguenti motivicite-ref-5[5]:

• I Copti credono in due nature, “umana” e “divina”, che sono unite in una senza “mescolanza, senza confusione, e senza alterazione”cite-ref-fede-6-0[6]. Queste due nature “non si separarono nemmeno per un attimo o un battito di ciglia”cite-ref-fede-6-1[6];
• Il mwuwTomus ad Flavianum di mwvaPapa San Leone I rigetta le teorie di mwvqEutichio e conferma che l'umanità di Cristo fu reale. Egli scese nel mondo e visse tra gli uomini. La Chiesa copta concorda, ma il mwvgTomus consiste di tre affermazioni, le stesse che alcuni padri conciliari (del Concilio di Calcedonia) hanno respinto perché rivelano una mentalità mwvwnestoriana;
• Il Concilio di Calcedonia:

adottò il mwwwTomus e lo inserì tra i documenti ufficiali. In Egitto molti credenti furono martirizzati per non averlo voluto sottoscrivere. Agli occhi dei non calcedonesi, l'accettazione del mwxaTomus come documento di fede rappresenta un mwxqvulnus al Concilio;
ignorò tutte le formule tradizionali della Chiesa, che dimostrano l'unicità della Persona di Cristo come "una natura di due nature" e "una natura del Verbo incarnato".

Nonostante la proclamata adesione al mwyaCredo niceno, al Concilio di Calcedonia la Chiesa copta è stata definita "monofisita" (dottrina che afferma che Cristo ha solo una natura, quella divina, e non due, quella umana insieme alla divina) e da allora non è più in comunione con le chiese latina e greca.

Il Papa copto e i vescovi

La Chiesa copta ortodossa ha un proprio mwzaPapa, attualmente mwzqTeodoro II (Tawadros), che è in carica dal 18 novembre 2012 come 118º patriarca dalla predicazione di mwzgsan Marco. Il 4 novembre 2012 il suo nome è stato estratto a sorte da un bambino, la cui mano si dice sia guidata dal volere di Dio, al termine di una lunga liturgia nella cattedrale del Cairo. Come il Papa di Roma per l'antico Patriarcato d'Occidente, cioè l'attuale mwzwChiesa cattolica, è il successore di mwaaSan Pietro, così il Papa di Alessandria è il successore di San Marco. Per un'antica tradizione, i mwaqvescovi della Chiesa copta possono provenire solo dal "clero nero", cioè dai monaci, ai quali è richiesto il mwagcelibato, come in tutti gli altri Patriarcati ortodossi orientali, dove il clero secolare è in genere sposato.

Storia

La Chiesa copta fu fondata in Egitto nel mwbqI secolo. Il nome deriva dalla parola con cui gli mwbgantichi greci indicavano il popolo egiziano autoctono: mwbwAigyptioicite-ref-7[7], passata attraverso l'mwdaarabo mwdqgipt e divenuta poi mwdgqibt. La Chiesa copta ha origine dalla predicazione di san Marco, che scrisse il suo Vangelo nel I secolo e portò il cristianesimo in Egitto (regnante a Roma l'imperatore mwdwNerone).

I primi monaci copti vissero in mweqEgitto durante il mwegIV secolo, molti di loro morirono come mwewmartiri. Il mwfaIV e il mwfqV secolo furono caratterizzati dalla lotta tra le varie dottrine mwfgcristologiche. I cristiani si divisero circa la natura di Cristo: gli ariani accentuavano la natura "umana"; i nestoriani, pur considerando Cristo sia uomo che Dio, affermavano che le due nature non erano contemporanee.

Nel mwgaV secolo, tra il 431 e il 451, si consumò lo scisma della Chiesa copta dalla Chiesa latina e greca. Al mwgqConcilio di Efeso (431) le cinque grandi Chiese Madri (Gerusalemme, Alessandria, Roma, Antiochia e Costantinopoli) si erano trovate d'accordo nello stabilire “un'unione perfetta della divinità e dell'umanità di Cristo”. Al Concilio di Calcedonia (451), invece, fu adottata la formula delle “due nature in Cristo”. La Chiesa di Alessandria rifiutò questa definizione, seguita dalle chiese: mwggapostolica armena, mwgwortodossa siriaca e mwhaortodossa d'Etiopia e (da quando faceva parte della Chiesa siriaca) mwhqChiesa ortodossa siriaca del Malankara. Queste chiese sono rimaste fedeli ai concili precedenti; per questo motivo vengono anche chiamate "pre-calcedonesi".

La Chiesa copta è stata una delle Chiese a soffrire di più dell'avanzata mwhwaraba nel mwiaNordafrica. Nonostante la legislazione mwiqislamica permettesse alle "religioni del Libro", cioè mwigcristiani, mwiwebrei e mwjazoroastriani, di professare la propria fede, assegnando ai fedeli di altre religioni lo status di mwjqmwjgdhimmi, di fatto impediva le conversioni dall'islam al Cristianesimo, o il matrimonio di donne musulmane con cristiani.

Dopo il mwkaconcilio Vaticano II, mwkqChiesa cattolica e Chiesa copta hanno iniziato un cammino ecumenico di dialogo. Questo ha portato nel 1973 al primo incontro, dopo quindici secoli, tra mwkgpapa Paolo VI e il patriarca dei copti mwkwpapa Shenuda III. Insieme decisero di iniziare un dialogo teologico, il cui frutto principale è stata la dichiarazione comune del 10 maggio 1973cite-ref-d73-8-0[8]cite-ref-ccm-9-0[9], formalizzata poi, dopo l'approvazione del Santo Sinodo della Chiesa copta ortodossa e dopo ulteriori approfondimenti, da una nuova dichiarazione tra delegazioni, avvenuta il 12 febbraio 1988 (la Chiesa cattolica era allora guidata da mwnaPapa San Giovanni Paolo II), che esprime un accordo ufficiale sulla mwnqcristologia. La dichiarazione comune sulla fede cristologica mette fine a secoli di incomprensione e di reciproca diffidenza. Così i due pontefici si esprimono:

«Crediamo che il Nostro Signore, Dio e Salvatore Gesù Cristo, il Verbo Incarnato è perfetto nella Sua Divinità e perfetto nella Sua Umanità. Ha reso la Sua Umanità una con la Sua Divinità senza mescolanza, commistione o confusione. La Sua Divinità non è stata separata dalla Sua Umanità neanche per un momento o per un batter d'occhio. Al contempo

anatemizziamo

la dottrina di Nestorio e di Eutiche.»

(Dichiarazione comune del 12 febbraio 1988)

In Egitto

mwoqTimoteo II di Alessandria, grazie a monaci cristiani egiziani, chiamati in arabo mwogqubt (copti) (dal greco mwow[ai]gýpt[ikos]), fu il fondatore della Chiesa egizia miafisita, detta appunto Chiesa copta.

Il mwpqmiafisismo adottato dai copti rifiutava il concetto espresso da mwpgEutiche di fusione tra le due nature, divina e umana, di mwpwGesù, per favorire un'unione come tra corpo e anima, denominata mwqamiafisismo.

Tra il 484 e il 519, nel periodo dello mwqgscisma acaciano voluto dal mwqwpatriarca di Costantinopoli mwraAcacio, il miafisismo si rafforzò in Egitto, grazie soprattutto a mwrqPietro Mongo, mwrgvescovo d'Alessandria e successore di Eluro, che accettò l'mwrwmwsaEnotico, il documento di compromesso (poi fallito) tra cattolici e monofisiti, voluto dall'imperatore mwsqZenone (474-475 e 476-491).

Negli anni successivi i copti considerarono gli mwswArabi come liberatori durante la loro lotta con i bizantini. I rapporti col potere arabo-mwtaislamico sono segnati dall'alternanza tra momenti di maggiore tolleranza e fasi di persecuzione religiosa.

In Etiopia

Intorno al 356 il vescovo mwuaFrumenzio contribuì a convertire al mwuqcristianesimo l'Etiopia. La religione cristiana in Etiopia, in principio, trovò resistenze da parte dei locali, ma nel mwugVI secolo riscosse sempre maggior successo con l'arrivo dei “Nove Santi”, monaci miafisiti che fuggivano dalle persecuzioni. Dal 640 la Chiesa d'Etiopia fu legata a quella copta egiziana e così rimase fino al 1948. Nel mwuwXVII secolo, con il mwvanegus Susenyos, ci fu un forte avvicinamento alla mwvqChiesa cattolica, che durò fino al 1632.

L'ultimo sovrano d'Etiopia mwvwHailé Selassié (imperatore dal 1930 al 1936 e dal 1941 al 1974) riorganizzò la Chiesa d'Etiopia, rendendola autocefala rispetto alla Chiesa copta egiziana e facendola diventare Chiesa di Stato Tawahedo. Da allora la Chiesa non è più definibile copta ma Ortodossa Tawahedo. L'Abuna Basilios, il primo patriarca, fu eletto nel 1959 e gli successe l'Abuna Tewophilos nel 1971 (questi venne ucciso dalla giunta militare marxista). I successori furono mwwgTekle Haymanot, l'Abuna Merkorios e l'mwxaAbuna Paulos (i primi due non vennero riconosciuti dal sinodo della Chiesa copta).

La Chiesa risente di diversi influssi del mwxgcredo ebraico, tra cui la mwxwcirconcisione, la festività settimanale del sabato, la separazione della carne in pura e impura, e la presenza dell'mwyaArca dell'Alleanza ad mwyqAxum.

Oggi la Chiesa d'Etiopia è la più estesa delle chiese pre-mwywcalcedoniche e i suoi credenti sono circa 36 milioni, in Etiopia e altrove. Il termine Tewahido vuol dire, in lingua Ge'ez "l'essere che si è fatto uno", rifacendosi alla dottrina teologica miafisita.

In Eritrea

La più giovane tra le chiese orientali ortodosse è la Chiesa Eritrea Ortodossa Tewahedo, sorta nel mwzw1993, dopo il raggiungimento dell'indipendenza dell'Eritrea dall'Etiopia. Anche se persistono ancora forti contrasti legati agli sconvolgimenti politici in cui la chiesa Etiopica si è trovata coinvolta, le due chiese sono in comunione tra loro.
Il patriarca dal mw0q2007 è l'Abuna Dioskoros; la Chiesa conta circa due milioni di fedeli che vivono in Eritrea, Europa e Nord America.

Calendario copto

Il mw1gcalendario copto, chiamato anche calendario alessandrino, è utilizzato dalla Chiesa copta ortodossa in Egitto e in Etiopia. Tale calendario deriva dall'antico calendario egiziano: esso venne riformato al tempo di mw1wTolomeo III (mw2aDecreto di Canopo, mw2q238 a.C.) con l'introduzione del sesto giorno epagomenale ogni quattro anni (in pratica una compensazione come quella dell'mw2ganno bisestile); tuttavia tale riforma venne messa in pratica solo nel mw2w25 a.C., quando l'imperatore romano mw3aAugusto riformò formalmente il calendario egiziano, tenendolo da quel momento in poi in sincronia con il mw3qcalendario giuliano. Il calendario copto corrisponde al calendario egiziano così rinnovato.

Seguendo il calendario egiziano viene mantenuta la suddivisione in tre mw3wstagioni della durata di quattro mesi ciascuna. Le tre stagioni sono commemorate da preghiere speciali della liturgia copta e tale suddivisione è mantenuta oggi da molti contadini che vi riconoscono le varie stagioni dell'agricoltura. Oltre ai "normali" 12 mesi di 30 giorni, il calendario prevede anche un "mese" intercalare alla fine dell'anno, della durata di cinque o sei giorni (in base all'anno bisestile). Gli anni e i mesi coincidono con quelli del calendario etiopico, ma hanno nomi diversi.

L'anno inizia il 29 agosto del mw4qcalendario giuliano, che al giorno d'oggi coincide con l'11 settembre nel mw4gcalendario gregoriano. Il computo degli anni parte dal mw4w284, anno in cui divenne imperatore romano mw5aDiocleziano, il cui regno fu segnato da torture e persecuzioni di massa nei confronti dei cristiani, specialmente in Egitto; per questo l'abbreviazione che accompagna l'anno copto è "A.M." (Annum Martyrum, anno dei martiri).

I copti in Italia

La Chiesa Copta Ortodossa, che nel territorio nazionale mw5witaliano ha trovato un ambiente mw6acristiano favorevole e non antagonista, mostra una grande energia e vitalità. Le comunità copte italiane svolgono, oltre a una profonda vita pastorale, centrata sull'esperienza del mw6qmonachesimo del mw6gdeserto, anche attività per il mutuo supporto e aiuto dei mw6wcredenti nella mw7avita sociale e familiare. I primi a stabilirsi sul territorio italiano sono stati i fedeli della chiesa Etiope, dopo l'indipendenza nel 1991, distinta al suo interno con la chiesa copta ortodossa Eritrea. A Roma e Milano esistono chiese attive dagli anni 1980 con celebrazioni in mw7qLingua ge'ez.

Si calcola che i fedeli copti in mw7wItalia siano circa 85.000, la maggior parte dei quali sono concentrati in mw8aFriuli-Venezia Giulia, nella zona di mw8qAquileia (dato del luglio 2024)cite-ref-10[10]. Tale presenza si è resa visibile sin dalla metà degli mw9ganni settanta, periodo in cui sono cominciate le celebrazioni e le mw9wattività pastorali con grande vigore. Dagli mw-aanni ottanta si è notevolmente incrementata la popolazione copta a mw-qMilano e dintorni, tanto che nell'area metropolitana esistono diverse mw-gparrocchie regolarmente funzionanti e molto frequentate, e altre sedi parrocchiali e comunità in formazione. Oggi in Italia esistono due Diocesi: quella di mw-wMilano, guidata dal 12 novembre 2017 dal vescovo mw-aAnba Antonio, abate del Monastero Anba Shenouda di mw-qLacchiarella e mw-gdiscepolo del mw-wMetropolita Anba Kirollos († 14 agosto 2017), e quella di mwaqaRoma, guidata dal vescovo Anba Barnaba.

Nel 2023 è stata inaugurata, presso mwaqiVenezia, la grande mwaqmChiesa copta di Campalto.

Note

cite-note-11. mwaqomwaqscopticorthodox.church.
cite-note-22. PEW Research Center, mwaq8, url consultato il 9 aprile 2015.
cite-note-33. Abdel Rahman Youssef (30 September 2012).mwarm"Egyptian Copts: It's All in the Number" mwarqArchiviatomwaru il 19 dicembre 2017 in mwaryInternet Archivemwarc. . Al-Akhbar (inglese)
cite-note-44. mwarwCalendario Atlante De Agostini 2007, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 2006, pag. 503.
cite-note-55. mwasa(mwasemwasiEN) mwasmmwasqProblems with the Chalcedonian Formula, in mwasuOrthodoxWiki.
cite-note-fede-66. Dalla mwassDichiarazione di Fede che si pronuncia alla fine della Messa copta.
cite-note-77. Henri-Irénée Marrou, Decadenza romana o tarda antichità? (III-VI secolo), Jaca Book, 1997, pag. 132.
cite-note-d73-88. mwatimwatmmwatqDichiarazione Comune Firmata dal Santo Padre Paolo VI e da Sua Santità Amba Shenouda III, su mwatuSito del Vaticano. mwatyURL consultato l'8 maggio 2016.
cite-note-ccm-99. mwatomwatsmwatwLa chiesa copta ortodossa è monofisita?(1), su mwat0Diocesi Copta Ortodossa di San Giorgio a Roma, 30 settembre 2011. mwat4URL consultato l'8 maggio 2016 mwat8(archiviato dall'mwauaurl originale il 5 marzo 2016).
cite-note-1010. mwauqISMU_editor, mwauumwauyImmigrati e religioni: in Italia più della metà degli stranieri è di religione cristiana - Comunicato stampa 10.7.2024, su mwaucFondazione ISMU, 8 luglio 2024. mwaugURL consultato il 25 aprile 2026.

Bibliografia

In italiano

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Voci correlate
Altri progetti

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• Wikimedia Commons

• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla Chiesa ortodossa copta

Collegamenti esterni

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• mwaycSito ufficiale della Diocesi Copta di Milano, su diocesicoptamilano.com.
• mwaykSito ufficiale della Diocesi Copta di Roma, su dcoroma.it.
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